Non mi piace leggere le interviste. Spesso sono noiose con domande ripetitive e scontate. Ieri però sul Corriere.it Aldo Cazzullo ha fatto una bella intervista (sulla quale tornerò ancora per due-tre spunti interessanti) a Valentina Alferj. Chi è Valentina Alferj?
Per chi come me ne ignorava l’esistenza, dirò che dal 2003 è stata l’assistente di Andrea Camilleri per 16 anni, scrivendo – fra le altre cose – con lui e per lui soprattutto quando lo scrittore era diventato cieco. All’inizio della collaborazione Camilleri aveva 78 anni, aveva già pubblicato 18 libri (escludendo il primo, un saggio, e il secondo), era già una star del panorama letterario nazionale.
Tornando a Camilleri, non ho trovato la data ufficiale, ma supponendo che sia andato in pensione a 55 anni – allora si poteva – cioè nel 1980, ecco che i conti tornano: nel 1968 finisce di scrivere il suo primo romanzo Il corso delle cose che rimane nel cassetto per dieci anni esatti, quando Antonio Lalli Editore glielo pubblica, ma solo perché la Rai (dove Camilleri aveva lavorato per anni) ci ha messo gli occhi sopra e decide di farne uno sceneggiato (La mano sugli occhi) mandato in onda l’anno dopo. Da allora per Camilleri la strada è tutta in discesa, si fa per dire perché non dobbiamo confondere la prolificità di Camilleri con la presunta facilità di scrivere: anche per il Maestro scrivere era una fatica.
Fatti i conti si è materializzata nel mio cervello bacato una domanda precisa: non è che il successo di uno scrittore – a parte tutti gli altri fattori di cui mi sono occupato qui tempo fa – dipende dalla ricchezza, o comunque da delle buone possibilità economiche che permettono di pagare in proprio un agente letterario, un editor, un correttore di bozze, magari un ghostwriter, una segretaria, un’assistente?
Sicuramente non è vero, ma a pensar male…
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