Un tempo c’era il caso più famoso di sdoppiamento della personalità del dottor Jekill e Mr. Hyde, oggi è un fenomeno “normale”: il vicino di casa, assassino efferato, è sempre un bravo ragazzo, un cittadino modello, uno che nessuno avrebbe mai immaginato che fosse un serial killer.
Nella normalità, nella vera normalità, ognuno di noi è sempre se stesso quando mangia, quando fa l’amore, quando pensa e quando scrive. Lo scrittore o il giornalista non si sottrae a questa regola. Anche quando vuole essere neutrale, asettico o impermeabile a qualsiasi influenza, ci sarà sempre almeno un dettaglio che ne riveli la sua presenza. Ne ho già parlato a proposito di Michael Connelly e la sua profonda cultura jazzistica che emerge in ogni suo libro.
Mi ha fatto quindi molto male l’affermazione di un “amico” di destra (di quelli che fanno il saluto romano e non per scherzo) che mi ha rimbrottato che scrivo sempre roba di sinistra. E qui sta la nostra prima differenza perché mi sembra di scrivere con il buon senso della persona semplice, senza nessuna tessera di partito in tasca. Non è colpa mia se la destra, invece, non ha gente che sa pensare in totale autonomia e scrivere di conseguenza.
Ma, al di là di questo, non posso prescindere da quello che sono, da tutto quello che si è sedimentato nel mio cervello, nella mia anima, nella mia intelligenza in decenni di vita. Se una persona mi appare falsa o onesta (che sia politicamente di destra o di sinistra) dico che è falsa o onesta. Da Gesù che ci ha insegnato a dare a Cesare quello che è di Cesare, alla saggezza popolare che ci invita a parlare come mangiamo, si tratta di coerenza fisiologica prima che etica. Perché la sorella d’Italia è coerente (?) e io non posso esserlo, almeno finché mi è democraticamente consentito? Possiamo camminare o correre, ma non volare.
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