Mi sono beccato l’influencer

Una celebrità che ha acquisito o sviluppato la sua fama e il proprio personaggio pubblico attraverso Internet si chiama influencer (fonte: Wikipedia). Si tratta di personaggi – per lo più femminili – senza arte né parte che hanno scoperto che attraverso la rete si possono fare soldi, tanti soldi, facendo pubblicità più o meno occulta a marchi e prodotti di ogni genere.
E’ capitato anche a me, ai tempi del mio blog Bistrot Chez Maurice, di essere contattato da una primaria azienda del caffè che mi ha recapitato a sorpresa una macchina per le cialde. L’ho ringraziata, ho risposto al loro questionario telefonico, ma ho perso il tram: dovevo capire che quella strada poteva portarmi qualche lira in saccoccia, senza fare fatica. Avrei potuto fare l’influencer.

Nel campo letterario le case editrici si avvalgono spudoratamente degli influencer. Ai tempi di Twitter avevo stilato una lista di 15 book influencer, 18 su Instagram, partendo dai più quotati con 138 mila follower fino ai più sfigati con soli 290. Pensavo, allora, di potermi affidare al loro potere per farmi conoscere al grande pubblico dei lettori, per vendere qualche (o molte) copie dei miei capolavori. Molto onestamente e con molto garbo una mi ha risposto picche, adducendo la scusa che non aveva tempo di leggere tutti i libri; più banalmente, se avessi sborsato qualcosa avrei avuto anch’io qualche secondo di popolarità. Negli ultimi giorni mi è capitato di incontrarla di nuovo su Instagram mentre sponsorizzava non più i libri, ma se stessa. Che le abbiano tagliato il budget?
Non parliamo di noccioline. Nel 2022 si pensava che l’industria del marketing di influenza avrebbe raggiunto i 15 miliardi di dollari.
Mezzo secolo fa, esattamente nel 1976, non esisteva Internet e tantomeno, quindi, l’influencer. Come facevano le case discografiche per lanciare un nuovo prodotto? Si affidavano ai rappresentanti che giravano per le radio “libere” e regalavano pacchi di LP in cambio della loro messa in onda.

Cambano i tempi, gli strumenti, ma il fine è sempre quello. Care e cari sedicenti influencer, attenzione, prima o poi la bolla può scoppiare. In Francia hanno già provveduto a mettere i puntini sulle i.

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