Non deve stupire la reazione isterica con cui la destra di governo ha incassato i risultati del referendum. Fa parte del loro Dna. L’ho verificato sulla mia pelle.
Come paziente oncologico devo sottopormi ogni sei mesi al follow-up: esami del sangue, Tac e visita ambulatoriale. Da qualche mese il Cup, il Centro di prenotazione unica, per quanto riguarda la Tac non funziona più. Non lo sapevo, pensavo che fosse tutto come una volta, prima che la Grande Riforma della sanità cambiasse il nome dell’Azienda Sanitaria (con i relativi costi), quando cioè tutto funzionava.
A gennaio ho tentato di prenotare l’esame prescritto quattro mesi prima. Dopo numerosi tentativi ho avvertito la mia oncologa dell’impossibilità di fare l’esame e quindi di proseguire il follow-up. La dottoressa si è attivata ed ha trovato un “buco” prima della scadenza di marzo.
Fatta anche la visita, la specialista mi ha prescritto subito la Tac di novembre. Vado immediatamente sul Cup online e fino al 31 dicembre di quest’anno non risultano disponibilità in nessun ospedale del Trentino.
Da una ricerca (sicuramente lacunosa) emerge che la Tac viene eseguita negli ospedali di Trento, Rovereto, Arco, Tione, Cavalese, Borgo Valsugana e Cles. Sette ospedali – con una media di dieci Tac al giorno (con molta approssimazione per difetto) per duecentodue giorni lavorativi – da qui a fine anno possono fare 14.140 esami. Tutti malati oncologici?
Interesso senza speranza l’assessore provinciale alla Sanità (Lega). Sorprendentemente vengo contattato dalla sua segreteria e la risposta è stata come da cliché della destra:
1. Arroganza
2. Nessuna scusa per il disagio
3. Nessuna ammissione di responsabilità perché il Cup non funziona
4. Scaricabarile sull’ospedale.
Non stupiamoci quindi dell’isteria governativa attuale. Come direbbe il poeta: era già tutto previsto.
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