Quando il futuro arriva prima della distopia

In questi giorni è circolata una notizia che merita di essere presa sul serio. Secondo quanto riportato dal Corriere — e approfondito in modo molto più tecnico da Intelligent Livingla Cina ha già avviato la produzione di idrogeno verde ricavato dall’acqua oceanica.

Non è un annuncio da conferenza stampa.
È produzione.
È sistema.
È scala.

Se confermata e consolidata, questa tecnologia segna almeno quattro punti fermi:

– un avanzamento concreto nella lotta al cambiamento climatico
– un’accelerazione reale verso l’abbandono dei combustibili fossili
– una ridefinizione del futuro energetico globale
– il posizionamento della Cina come vertice della ricerca ambientale applicata

Ed è qui che la notizia smette di essere solo tecnologica, e diventa culturale e politica.

Per anni abbiamo raccontato la transizione ecologica come una promessa. Come qualcosa che arriverà. Come un obiettivo sempre spostato un po’ più avanti. Ora, improvvisamente, qualcuno sembra averla messa in produzione.

Scrivendo il romanzo distopico 2051: Il punto di non ritorno, ho lavorato sull’idea opposta: un futuro in cui l’inerzia, il rinvio e l’incapacità di agire portano il sistema climatico oltre la soglia critica. La distopia nasce quasi sempre da una domanda semplice: e se non facessimo nulla?

Ma questa notizia ne apre un’altra, forse più scomoda:
👉 e se la soluzione arrivasse, ma non dove ce l’aspettiamo?

Il punto non è celebrare un paese o una tecnologia. Il punto è capire quanto il nostro immaginario sia rimasto indietro rispetto alla realtà.

Per anni abbiamo raccontato la transizione come impossibile, costosa, lenta. Ora qualcuno la tratta come un problema ingegneristico da risolvere.

Forse il vero rischio, oggi, non è solo climatico.
È narrativo: continuare a pensare il futuro con categorie che non esistono più. E allora la domanda non è se l’idrogeno verde cambierà il mondo.
Ma se saremo capaci di riconoscere un punto di svolta quando accade, invece di relegarlo subito a “notizia tra le altre”.

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