Scrittore e architetto

Parliamo di location, in italiano la collocazione, il luogo, il posto, l’ubicazione, quella che nel cinema si chiama scenografia, quella che l’Intelligenza Artificiale definisce  l’arte di creare e allestire gli ambienti visivi (costruzioni, arredi, paesaggi, oggetti) che compongono la scena, con l’obiettivo di supportare la narrazione e creare un’atmosfera specifica. Essa include tutto ciò che è visibile e contribuisce a definire l’epoca, il luogo, le emozioni e la personalità dei personaggi, guidando lo spettatore nella storia.
Per me la location è uno dei primi momenti nell’idea del nuovo libro, uno dei più importanti, e devo vederla materialmente ogni momento, quando scrivo, per me ma anche per il lettore che, una volta immaginata all’inizio, deve rimanere tale per tutta la narrazione. Se la location mi è familiare, perché ricorro ad un luogo che conosco, ho frequentato o addirittura ci ho vissuto, non c’è problema, ma se è tutto inventato, il discorso diventa più complesso.

Prendiamo, per partire, Ho paura solo della mia coscienza, il mio primo romanzo.
La storia gira attorno ad un ristorante di montagna. Quale montagna? Ho immaginato un mix tra la Val di Tures (Alto Adige), la Val di Rabbi (Trentino) e la valle che porta a Kitzbühel (Tirolo), con l’aggiunta della città che è Trento.
Dovevo quindi definire il ristorante. Chi mi conosce potrebbe dire: facile, ci hai passato una vita nel ristorante. Ma il ristorante di Ho paura doveva essere una costruzione isolata tra prati e bosco, accogliere un centinaio di posti a sedere con due belle brigate in cucina e in sala, con delle camere o un appartamento sopra il ristorante.

Non potevo andare da Bruno Vespa per farmi fare un plastico, così ho cercato tra le immagini quella che più si avvicinava alla mia idea, e l’ho trovata materializzata in un albergo della trentina Val Rendena.
Un processo analogo l’ho sviluppato per l’appartamento di Noah, il protagonista maschile, per il loft di Emma, la protagonista femminile, e tutti gli altri luoghi immaginari.

In We will survive è stato più semplice. Il romanzo si svolge tra la città e la montagna. La città per antonomasia è Milano e lì avevo già visitato lo studio di Vittorio Gregotti, quindi per me è stato facile ambientare lì l’ufficio di Sofia, una delle due protagoniste. Rimaneva la località di montagna ed ho scelto Dobbiaco, in Val Pusteria, di cui avevo una certa conoscenza. Il maso di Sofia l’ho trovato tra le immagini di Google e l’ho piazzato su una costa che domina Moena, in Val di Fiemme, altra zona che conosco bene.

Dai riscontri che ho avuto dalle mie lettrici il processo è risultato positivo. Vedremo altre sorprese negli altri libri.

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