Chiedo scusa per la mia prolungata assenza ai quattro fortunati lettori di questo blog, ma altri pensieri mi hanno tenuto lontano dalla tastiera per diversi giorni. Però, rieccomi qua.
Lo spunto di oggi me lo dà Marina Berlusconi, con il suo intervento sul Corriere di ieri, che non invidio per il mestiere che fa: pubblicare libri che forse riuscirà a vendere, che forse saranno letti, che sicuramente in buona parte finiranno al macero. Però la Berlusconi dice cose sacrosante.
“A differenza dei media tradizionali, le piattaforme prosperano in un far-west dove nessuno risponde di quello che ha scritto, l’importante sono i clic. E così si solleva la marea delle fake news, del linguaggio d’odio, del rifiuto delle opinioni diverse”.
E, infatti, cosa conta? I like. Una volta c’era il passaparola per cui un libro aveva (o non aveva) la sua diffusione tra gli amanti della lettura. Oggi, che non ci si parla più se non via WhatsApp e quindi non c’è neppure il passaparola, oggi contano i like dell’influencer – che è tale anche solo per il nome che porta, tipo Cazzullo o Barbero – che fanno schizzare le vendite del libro su San Francesco. E sui like si focalizza l’attenzione dei direttori editoriali che prendono in considerazione l’autore emergente solo se ha tanti pollicioni in su, anche se sono like fasulli perché comperati su certi siti che prosperano grazie a questo commercio truffaldino.
Come tutti gli scrittori, anch’io vado a verificare periodicamente il mio report di vendite e di like, come si fa con la bilancia del bagno. Mi rallegro quando vedo gli ordinativi, guardo le stelle sui singoli libri, ma rarissimamente qualcuno/a lascia il segno con un commento. Perché? Non è banale scrivere “Bello” o “Mi è proprio piaciuto”, nessuno pretende una critica alla Natalino Sapegno, ma una buona parola di conforto fa tanto bene all’Autore come una cura di cortisone.
Sempre Marina Berlusconi finisce il suo intervento con una provocazione: “se proprio nell’era del «Muoviti veloce e rompi tutto» – il motto di Zuckerberg – ci trovassimo a riscoprire la forza lenta, ma costruttiva dei cari vecchi libri? I libri sono da sempre efficaci anticorpi contro barbarie e totalitarismo, ma oggi assumono anche una funzione nuova: quella di anticorpi contro l’assottigliamento del pensiero imposto dallo smartphone, veri e propri strumenti di resistenza contro l’omologazione digitale”.
Signora Berlusconi, io ci sono.
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