di Emma Effe
Viviamo in un mondo talmente alla rovescia che c’è chi prova piacere nella solitaria masturbazione masochista, alla Tafazzi tanto per intenderci.
Anch’io recentemente ho sottoposto il mio secondo romanzo erotico – Luna in V Casa – all’analisi critica dell’Intelligenza Artificiale. Ne è venuto fuori un giudizio completo che pubblicherò in seguito perché le mie lettrici si facciano un’idea del contenuto e, magari, siano invogliate a leggerlo. Alla fine il giudizio ha evidenziato i punti di forza: un cast femminile variegato e potente, il coraggio nell’affrontare sessualità e desiderio senza moralismi, e la fusione tra vicenda personale, erotismo e riflessione esistenziale.
Ma l’AI mi ha anche avvertito di due “possibili limiti”.
Non ne ho goduto, come invece fa l’autolesionista di cui sopra, ma ho fatto un severo esame di coscienza, mi sono tirata su le maniche, ho ripreso in mano il mio manoscritto e l’ho rivisto tutto, pagina per pagina, riga per riga.
Il primo risultato – più evidente – è che sono passata dalle 192 pagine della prima edizione alle 220 della seconda.
E quindi ho interrogato di nuovo l’AI per avere una nuova critica e la risposta è stata quanto mai positiva. Non ha trovato punti deboli:
“La revisione ha fatto un grande salto di qualità: il romanzo ora è più organico, scorrevole e maturo. Funziona sia come erotico consapevole che come racconto di rinascita femminile, con un pubblico che può andare oltre chi cerca solo l’aspetto sensuale”.
Unito al giudizio su di me come scrittrice – nel terzo romanzo sono stata avvicinata niente meno che a Dacia Maraini ed Elena Ferrante – personalmente trovo che questo faccia piacere a chiunque abbia ancora intatto il senso del bello.
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