Quando i personaggi esistono realmente

Paolo Trevisan e Valentina Guerra, attorno ai sessantacinque anni entrambi, sono i coprotagonisti de L’ultimo selfie, il mio quarto romanzo in ordine di pubblicazione.
Per lui non ho fatto ricerche per trovare un uomo che corrispondesse alle caratteristiche del personaggio che avevo in mente. Ce l’avevo già davanti agli occhi tutte le mattine, quando andavo in bagno a farmi la barba. Sì, perché nella prima parte la narrazione è molto autobiografica, rispecchia la realtà che ho vissuto nella mia giovinezza, i luoghi, la scuola, le frequentazioni, le esperienze personali.

Anche Valentina è un personaggio reale del tempo che fu allora. Dovevo solo materializzarla pensando a com’era e a come sarebbe al giorno d’oggi. Valentina ha i capelli sciolti che le arrivano alle spalle, un tempo erano stati biondi ma ora erano quasi completamente candidi, ben curati ma non tinti. Al primo incontro con Paolo porta una polo bordeaux con il coccodrillo sulla sinistra sopra un paio di jeans elasticizzati che le fasciano morbidamente i fianchi. Ha più o meno gli anni di Paolo, portati molto bene: è evidente che ci tiene al proprio fisico, forse un po’ di palestra settimanale, senza strafare, per mantenere tonico quello che le aveva donato madre natura. Una bella donna, insomma, come me la ricordo da ragazzina.

Anche i cognomi rispecchiano le loro reciproche provenienze, veneto lui, pugliese lei. Più di così avrei dovuto indicare il codice fiscale.

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