Location è tutto, o quasi

E’ appurato che due gemelli omozigoti, separati alla nascita e cresciuti in due realtà diverse, sono diversi. Ovvio. Com’è ovvio che l’ambientazione di una narrazione è fondamentale. Pensiamo al vice questore Schiavone a Formentera o a Montalbano a Bolzano, non hanno senso.
Michael Connelly (oltre 89 milioni di copie dei suoi libri vendute in tutto il mondo, fonte Amazon) ha ambientato tutti i suoi libri con base a Los Angeles. Il lettore interessato dopo tre romanzi conosce già tutta la toponomastica della metropoli, è sempre quella, fino a diventare stucchevole (io salto a pie’ pari i capoversi dove Connelly descrive gli spostamenti di Bosch lungo i canyon). Ma è efficace, è fondamentale.

L’autore ambienta i suoi libri nei posti che conosce. Ma non sempre. In un post precedente ho parlato di Salgari che rappresenta il top della fantasia logistica. Anch’io mi difendo.
Il mio L’ultimo selfie è ambientato (dichiaratamente) a Trento e a Mestre, due location che conosco mooolto bene. Pieno quanto? invece parte dall’Appennino tosco-emiliano, si sviluppa a Roma per finire a Monaco. Perché il racconto mi ha costretto a spostarmi.

Un’ultima chicca. Ho paura solo della mia coscienza, il mio primo romanzo, è ambientato in un ristorante di montagna non ben definito. Per costruire l’ambientazione ho preso la val di Tures con però l’entrata in valle di Kitzbühel, vicina a una città che è Trento, il ristorante è uno esistente in Val Rendena e il protagonista vive in val di Rabbi. Come uno sceneggiatore ho fatto le dovute ricerche (ecco che torna la necessità assoluta di studiare), le ho messe insieme e ne è venuta fuori una bella location, come dicono i fighetti.

Al lettore scoprire dove sono ambientati gli altri miei romanzi.

Lascia un commento

I libri di Maurizio Boscolo

Storia e storie di uno scrittore

maurizioboscolo.it