Un libro, una volta impostata una traccia, ha sempre un protagonista, forse un coprotagonista e un antagonista (uso il maschile in senso lato). Quest’ultimo può essere una persona fisica – il malfattore che si contrappone al commissario – ma anche un soggetto astratto, come ad esempio il cambiamento climatico in opposizione al protagonista che si attiva per salvaguardare il pianeta. Ma un autore come sceglie un protagonista?
Innanzitutto dipende dal ruolo. Nel mio primo romanzo “Ho paura solo della ia coscienza” ho due protagonisti – Noah lo chef ed Emma che diventa la sua donna – una coprotagonista, Greta ex moglie di Noah, ed altri attori. L’importante per me è dare un volto, a volte anche una figura, al personaggio inventato per essere coerente dall’inizio alla fine. Se dico che Emma ha gli occhi azzurri, dopo tre capitoli non possono diventare verdi, e per mantenere la coerenza è essenziale avere sempre davanti a sè l’immagine di una figura reale.
Per farlo vado sul motore di ricerca e cerco fra le immagini uno chef che abbia più o meno l’età del mio protagonista, e che dall’aspetto assomigli caratterialmente al mio protagonista. Se questo è un collerico sceglierò un Vissani o un Canavacciuolo, se è un mezzo drogato va bene un Anthony Bourdain.
Così per Emma la coprotagonista del mio romanzo. Mi serviva una disegnatrice. Ho chiesto a Google Immagini una disegnatrice trentenne ma il risultato è stato deprimente. Ho chiesto allora una trentenne con gli occhiali e ho trovato quella che mi interessava.
Il casting è importantissimo, non solo per la coerenza, ma proprio per la narrazione. Il lettore deve essere in grado di visualizzare le persone. Il mio lavapiatti è un ragazzo straniero scappato dall’Africa: dovrà avere colore della pelle e lineamenti tipici del suo paese, io devo essere in grado di descriverli correttamente e il lettore potrà visualizzarlo altrettanto correttamente.
Nei romanzi di Jeffery Deaver che vedono Lincoln Rhyme protagonista, sono rimasto deluso quando, dopo diversi titoli, vengo a sapere che Rhyme è nero. Deluso non per il colore della pelle (Dio me ne guardi) ma perché pensavo che fosse bianco, visto che Deaver non l’aveva mai descritto prima. Evidentemente si è sentito in obbligo a dirlo dopo che la casa cinematografica aveva scelto come protagonista Denzel Washington.
Bisogna invece farlo fin dall’inizio.
Lascia un commento