Il mio attimo fuggente

C’è qualcosa di scientifico nella nascita di un libro? Valentina Alferj, l’assistente di Andrea Camilleri che ha rilascito l’intervista ad Aldo Cazzullo, dice: “Lui stesso diceva che ogni suo libro non nasceva da un’invenzione ma da un’occasione reale. La sua fantasia però coglieva i dettagli, li ampliava, li lasciava decollare e poi li accompagnava nel volo”.
Lasciamo stare quelli che non dispongono di idee creative, quelli che guardano al trend attuale, quelli che si basano sugli incassi dei best-seller degli ultimi due anni e tutte quelle balle, lasciamo stare questi speculatori e vediamo come i veri scrittori si fanno venire le idee.

Sono perfettamente d’accordo con Camilleri. Tutti abbiamo in tasca uno smartphone. Se vediamo un bel fiore – ma anche un’auto in fiamme con una persona dentro, o un branco che pesta a sangue uno straniero – tiriamo fuori il telefono e facciamo una foto (e senza prestare soccorso). Il telefonino però non fa il fotografo. Questo accetta di essere folgorato da un contrasto di colori, da uno sguardo espressivo, dall’inquadratura di un monumento che non è quella della cartolina che (non) si trova dal tabaccaio.

Diciamo che un libro nasce dalla famosa lampadina che si accende, ma si spegne anche subito, dall’attimo fuggente, come direbbe il capitano o mio capitano, dalla scossa a 230 volt. Con la pratica può diventare una deformazione professionale, d’accordo, ma comunque bisogna sempre essere sensibili a quel “qualcosa”.

Il “qualcosa”. Mi entusiasmo a vedere le nostre ragazze della nazionale del volley. Ecco che scatta l’idea: potrebbe essere il fil rouge di un romanzo che vede protagonista una donna dello sport che vince e perde, sul campo e nella sua vita privata, con gli altri e con se stessa, con un amore e una malattia, con la vita e con la morte…
Ce n’è da scrivere anche solo guardando Miriam Sylla.

Lascia un commento

I libri di Maurizio Boscolo

Storia e storie di uno scrittore

maurizioboscolo.it