Era il 28 aprile 1974, era il giorno del mio congedo militare dopo tredici mesi di naja. Ed invece di essere in caserma a consegnare tutta la mia dotazione e a ritirare il sospirato foglio, ero su un banco, alcuni fogli davanti a me ed una penna, ovviamente niente computer né vocabolario né altri testi, in mezzo ad altri duecento aspiranti sperando di superare la selezione, non dico di arrivare primo, ma sperando di entrare nella schiera degli eletti.
Tre prove. La prima, dati gli elementi necessari, era di scrivere una notizia. Nessun problema. La seconda consisteva nel tradurre in italiano un brano da una lingua straniera a scelta, senza vocabolario. Io avevo scelto il francese, ma nonostante i miei studi abbastanza recenti il testo non era affatto semplice. La terza prova era un questionario con risposte da scegliere. Ricordo che ad un certo punto bisognava optare fra Brindisi e Brigate Rosse per la sigla BR ed io ho barrato entrambe.
La sede della selezione scritta era quella dell’ANSA di Roma, l’Agenzia di Stampa (quasi) ufficiale italiana. Ero stato invitato nella Capitale grazie al mio servizio di stage di tre mesi nella sede regionale di Venezia. Non ero raccomandato, ma avevo un minimo di esperienza interna. Nonostante la prova di traduzione, nutrivo buone speranze di passare. Sarei andato a lavorare nella prima e più prestigiosa agenzia stampa nazionale, avrei fatto il praticantato di diciotto mesi, sarei diventato un giornalista professionista con il tesserino rosso dell’Ordine. Allora la mia speranza finiva lì. Oggi aggiungerei una bella carriera al Corriere o al Messaggero o alla Rai, e qualche bel libro con la Mondadori, la Rizzoli o Feltrinelli. Ambizione sfrenata o speranza? Solo la seconda per un ragazzo ventenne.
Dopo un paio di mesi di silenzio epistolare e telefonico ho chiesto lumi ai miei amici dell’ANSA di Venezia su che fine avevo fatto io. Mii hanno rivelato il mistero della mancata risposta al mio indirizzo.
La “selezione” si era resa necessaria perché sulle scrivanie dell’uffico personale giacevano i curricula vitae di chi aveva inviato la richiesta di assunzione, di chi – come me – aveva collezionato una qualche collaborazione con o dentro le sedi regionali, e di chi era stato raccomandato da più o meno alti papaveri.
Con un colpo solo e senza sollevare proteste varie l’ANSA aveva gettato nella pattumiera duecento profili: nessuno è passato.
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