Bufu!

Fino a ieri mi sentivo slay, no cap, ero proprio slay. Anche come noob sono gg, ma mi sono accorto che sto boomerando anche se sono un sigma. Di colpo mi sento cringe con il cerve in ammò.

Mi piacerebbe vedere la faccia attonita dei miei dieci lettori che tentano di capire cosa ho scritto. Probabilmente stanno consultando il traduttore di Google o pensano che il correttore del mio Word abbia dato i numeri. Nulla di tutto questo, e siccome sono buono rimando a questa e a quest’altra pagina per capire il filo del discorso.

Certo, ogni categoria ha il suo linguaggio. Se un medico parla di ECG o di eco, capiamo subito che si riferisce ad un elettrocardiogramma o a una ecografia. Se un investitore parla di toro sappiamo che indica un rialzo della Borsa, così come un momento interessante per un astrologo significa un periodo di grande sfiga.
La politica è un esempio stimolante di gergo autoreferenziale. L’arco costituzionale era l’insieme di tutti i partiti presenti in Parlamento, con la sola esclusione dei missini, il governo balneare era quello formato per superare l’estate e che sarebbe stato sostituito a settembre, magari, da un pentapartito costituito da cinque partiti.
Oggi nel gergo sono entrati i termini locuzione (copyright Conte) al posto di dialogo, esodati (Fornero) al posto di espulsi dal lavoro, ristori (sempre Conte e seguenti) al posto di aiuti, Nazione al posto di Stato o Paese (Meloni). In linea generale, però, il politichese era ed è abbastanza comprensibile.
Così come era comprensibile il nostro gergo giovanile. I matusa (da Matusalemme) erano i nostri vecchi, i genitori, i sanbabilini erano i fascisti milanesi che gravitavano appunto attorno a San Babila.
Lo slang giovanile attuale è pressoché incomprensibile, derivato spesso dall’inglese dove non ha una corrispondenza esatta, storpiato, tradotto in un italiano inesistente. E’ uno strumento tribale, nel senso proprio del termine, creato ed usato esclusivamente ad uso e consumo della tribù. E’ esclusivo e come tale è uno stigma di rottura e sfiora il razzismo: non lo capisci, quindi non fai parte della tribù, quindi vai fuori da qui.
Per questo non mi piace. Ci abbiamo messo più di un secolo per parlare tutti allo stesso modo, capendoci tra calabresi e veneti, siciliani e piemontesi. Mi rincuora la convinzione che è solo una moda: la prossima generazione di giovani riderà anche di questo.

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