Chi è affermato, celebre, di fama, famoso significa che ha o ha avuto successo. Anche in senso negativo: il mostro di Firenze, anche se ufficialmente è ancora anonimo, è famoso perché si è reso colpevole di otto duplici omicidi commessi tra il 1968 e il 1985 e non è mai stato beccato. Ne approfitto per segnalare il bel libro di Michele Giuttari Il mostro su questo caso.
Non ci sono cifre ufficiali, ma l’anno scorso in Italia si pensa che siano usciti 25-30 mila libri di narrativa di autori italiani. Tenendo per buona la stima di Gianni Morandi (uno su mille ce la fa) possiamo affermare che solo 25 o 30 autori/autrici avranno successo, anche se non sappiamo per quanto, ma questo è un altro capitolo.
Come mai solo 25/30? Sono i più bravi?
Mia moglie, che non è un’esperta del settore, dice che sicuramente c’è qualcuno di molto bravo che non ha mai pubblicato il suo libro, o se l’ha pubblicato non è stato capito. Quindi c’è qualcos’altro che conta per avere successo.
La bravura. Il mio amico ed illustre pittore Paolo Vallorz mi disse un giorno che per avere successo la bravura conta per un 5% (tralascio di parlare del rimanente 95% perché il discorso sarebbe lungo). Lo dimostra il fatto che molti capolavori hanno avuto successo dopo la morte dello scrittore. Ne cito solo alcuni: Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, Il processo di Franz Kafka, Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson, le Poesie complete di Emily Dickinson. Quindi sono d’accordo che la bravura non conta, ma solo tre altri fattori, come (forse) disse un vincente come Gianni Agnelli: fortuna, fortuna e fortuna.
Chiamatela come volete, Fato per gli antichi greci, Provvidenza per i cristiani, Fortuna o culo per noi moderni. Essere al posto giusto nel momento giusto per incontrare la persona giusta che ci faccia emergere. Non sarà come vincere al Superenalotto con una combinazione su oltre 622 milioni, ma poco ci manca.
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