L’informazione, secondo il prof Treccani, è “notizia, dato o elemento che consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere” mentre la propaganda è l’azione “che tende a influire sull’opinione pubblica, orientando verso determinati comportamenti collettivi”. Purtroppo alla propaganda non sfugge a volte neppure la scienza.
Leggo sul più autorevole giornale (di informazione) perché ci sentiamo sempre così stanchi (anche se siamo in forma), perché ci svegliamo già stanchi nonostante tante ore di sonno. La causa va ricercata nel nostro cervello che va fuori sintonia con il nostro fisico, e questo è dovuto allo stress. Seguono nell’articolo numerosi dati relativi a ricerche in questo senso che hanno individuato in certe patologie – anemia, diabete, cardiopatie, allergie stagionali, menopausa (!) – l’origine della stanchezza fisica. E fin qui siamo tutti d’accordo.
Il problema nasce quando dall’informazione entriamo nel campo della propaganda per portare avanti le solite tesi sull’obesità, la sedentarietà, la dieta (mi raccomando: niente zuccheri che non fanno più bene). E dico propaganda perché da imbecille, profano di medicina, ho un’altra idea.
Se al mattino quando mi alzo so di andare a fare un lavoro che mi piace, per il quale sono ben retribuito, dove non rischio la vita, che passando per strada non incappo in qualche killer o in una gang di adolescenti violenti, che non leggo di bombardamenti in Ucraina, a Teheran o a Tel Aviv, di genocidi sulla striscia di Gaza, che so che chi governa a Roma come a Washington o a Mosca lo fa per il bene di tutta la collettività e non per il proprio tornaconto personale, se avessimo certezze per il futuro nostro, dei nostri figli, della Terra, se vivessimo in questo modo, penso che non sapremmo neppure cos’è lo stress.
O sbaglio?
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