Una, cento, mille verità

La fotografia è verità, escludendo le immagini create una volta con Photoshop ed oggi con l’intelligenza artificiale. Non sempre però è la verità perché spesso le foto – ma ancor più spesso le didascalie che le accompagnano – vengono manipolate ad uso e consumo della propaganda politica interna. Ma anche quando la realtà non è artefatta, la foto o il vieo possono adattarsi a interpretazioni diverse, se non addirittura opposte. Dipende, per esempio, dall’angolo di ripresa. Personalmente non riesco a vedere immagini che riprendono una persona sull’orlo di un baratro, anche se so per certo che non sono su uno spuntone di roccia con mille metri di vuoto sotto.

Qualcuno ha detto che non esiste la verità, ma tante verità a seconda dell’angolo di prospettiva. Basta guardare come sette telegiornali danno (o non danno) la stessa notizia, se è in apertura di tg o in coda o in mezzo ad altre, quanto spazio in secondi occupa, se magari le viene accostato un altro servizio di contenuto opposto, se c’è un commento (a volte basta un avverbio per insinuare il dubbio o l’avversione, come fanno i bravi avvocati penalisti).
E’ quella che comunemente si chiama manipolazione dell’informazione di cui i regimi dittatoriali – la Russia è l’esempio più clamoroso – si servono a piene mani, è proprio il caso di dire.

Ma è sempre così? Se c’è l’onestà intellettuale non è affatto così.
Ho seguito per anni “la sindacale” di Porto Marghera. Erano i primi anni ’70, anni caldi per le lotte operaie, e il polo industriale veneziano era forse il più caldo in Italia: le fughe di fosgene dal Petrolchimico, gli scioperi per la salute, l’Italsider, gli infortuni nelle ditte di appalto, i licenziamenti, le occupazioni, i blocchi stradali, le trattative. Nei consigli di fabbrica potevano entrare tre soli giornalisti: i corrispondenti dell’Unità, dell’Avanti ed io per Avvenire.
Un giorno di agosto che ero al Gazzettino (quotidiano allora molto democristiano e molto conservatore), vista la mia precedente esperienza, il caposervizio mi affida il compito di seguire una vertenza importante a San Donà di Piave. Ne esco con alcuni servizi e alla fine della trattativa ho ricevuto i complimenti sia da parte sindacale che da parte imprenditoriale.

Volendo si può essere obiettivi e se si è obiettivi viene fuori la verità.

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