Mamma lingua

Ho avuto la fortuna di vedere molte commedie di Dario Fo. Nel ‘69 il premio Nobel mise in scena “L’operaio conosce 300 parole, il padrone 1000, per questo lui è il padrone”, una pièce dove – con la sua solita acutissima ironia – sottolineava la differenza di potere tra operai e padroni, evidenziando come la conoscenza del linguaggio e della cultura non sia distribuita equamente nella società. 

Sembrerà impossibile, ma la lingua italiana conta circa 2 milioni di parole, anche se i migliori dizionari ne considerano solo 270 mila. Non solo, ma una persona adulta ne utilizza in media solo 5000, mentre il lessico fondamentale – quello che serve per vivere, per farsi capire – è ancor meno, circa 2000 parole.

Se a queste cifre ne aggiungiamo altre, il quadro è assai triste.
Un’indagine internazionale dell’OCSE-PIAAC (2012-2017) ha rilevato che in Italia circa il 27,9% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale. Significa che quasi tre italiani su dieci hanno difficoltà di comprendere, utilizzare e valutare testi scritti per interagire attivamente nella società e raggiungere obiettivi personali.
La percentuale sale se consideriamo l’analfabetismo di ritorno: la il 30% degli italiani fra i 25 e i 65 anni ha significative limitazioni nella comprensione della lettura, nella scrittura e nel calcolo. E’ facile intuire che a mano a mano che scende il reddito scende anche la comprensione della lingua.
La drammaticità della situazione parte dalla scuola. Un bambino su quattro alla fine delle elementari (il 24,5%) non raggiunge gli standard minimi, il 39,9% alla fine delle medie e il 43,5% all’ultimo anno delle superiori. Tanto è che al censimento del 2001 gli analfabeti totali erano ancora quasi ottocentomila. Se aggiungiamo gli italiani senza neanche un pezzo di carta, neppure la licenza elementare, arriviamo a sei milioni, con allarmanti quote di uno su dieci nelle regioni meridionali.
Il fenomeno non è solo italiano. “Negli Usa – ha scritto su Repubblica nel 2008 Michele Smargiassi, qui l’articolo integrale che invito a leggere – tre anni fa fu uno shock scoprire che i graduate fermi al livello base sono il 14%. Da noi il buco nero si manifesta a tratti, in modo clamoroso, come un mese fa, a Roma, al termine dell’ultimo dei concorsi per l’accesso alla magistratura. Preso d’assalto da 4000 candidati, in gara per 380 posti. Nonostante questo, 58 posti sono rimasti scoperti: 3700 candidati, tutti ovviamente laureati (magari anche più) hanno presentato prove irricevibili sul piano puramente linguistico”.

Ma tornerò sull’argomento che sta molto a cuore a me e, spero, anche ai miei lettori. Perché – come diceva Federico Fellini – “la lingua italiana è un film in cui ogni parola è una scena, e ogni frase un capolavoro”.

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