Siamo figli delle stelle?

Siamo figli delle stelle?

Prima o poi la domanda uno se la pone: ma perché scrivo? Mi pare che molti, se non tutti, tentino di scrivere per mangiare, che sia un libro, un articolo o su un social. A vent’anni non vogliono fare il commercialista, l’ingegnere o lo scienziato, no, vogliono scrivere un libro per fare lo scrittore; in altri termini vogliono (vorrebbero) campare con la scrittura. Prova ne sono 1.900.000 studenti (fonte Istat) iscritti a Scienza delle Comunicazioni. Ma tornerò sull’argomento.
Anch’io me lo sono chiesto, non a vent’anni ma dopo il mio primo libro, quando la questione di sopravvivenza l’avevo già risolta da un pezzo. Dopo avermi dato una risposta seria – ed anche su questo ci tornerò più avanti nel tempo – qui darò la risposta più leggera, per non partire subito in quarta con questo blog.
Io sono nato sotto il segno del Cancro. In mia compagnia ci sono Francesco Petrarca, Giacomo Leopardi, Luigi Pirandello, Alberto Bevilacqua, Pablo Neruda, Ernest Hemingway, George Orwell, Franz Kafka, Marcel Proust, Hermann Hesse, La Fontaine e George Sand, tanto per citarne alcuni. Ma anche i giornalisti Natalia Aspesi, Gianni Riotta, Oriana Fallaci, Michele Serra, Arrigo Levi, Michele Santoro, Luciano Rispoli, Roberto D’Agostino e purtroppo anche Emilio Fede.
Qualcuno dirà che anche gli altri segni annoverano scrittori e giornalisti. Io, però, nel mio cielo astrale – cioè al momento della nascita – ho Mercurio, il pianeta della comunicazione per chi ci crede, in Gemelli e in V Casa, in congiunzione con Venere ed Urano, il che favorisce la comunicazione e la creatività che trova nella parola una felice via di espressione. Questo comporta un temperamento artistico e buone possibilità di successo, anche in campo letterario. Secondo il mio cielo astrale dovrei quindi saper scrivere bene. Con il senno di poi mi permetto di approvare questa visione.
Questo spiega perché non ho scelto di scrivere, ma perché devo scrivere.

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