Dove eravamo rimasti? disse Enzo Tortora quando riprese Portobello dopo le vicissitudini giudiziare di cui era stato vittima innocente. Mi impradonisco della domanda e faccio un salto indietro nel tempo.
Fine anni ’90, ovviamente del secolo scorso come sfoggiano certuni. Nascono in America e si diffondono in tutto il mondo i blog. Penso di essere stato fra i primi ad aprire un blog in Italia, quasi un volantino digitale senza pretese. Se ben ricordo l’avevo chiamato emblematicamente La sveglia, con l’intento di dare una scossa contro i piccoli problemi locali. Durò poco.
Passano pochi anni e mi ritrovo dietro i fornelli del ristorante di famiglia. Mentre le mani tagliano, tritano, lavano, spadellano, impiattano, la mente elabora. Mi trovo a leggere Anthony Bourdain, primo e secondo libro. Mi piace molto e mi viene l’idea: e se facessi (con le dovute proporzioni) l’Anthony Bourdain italiano? Nasce il (secondo) blog: Bistrot Chez Maurice, in omaggio alla esterofilia tipica di noi italiani. Così giorno dopo giorno butto in rete i miei post, incentrati o variamente collegati alla cucina e alla ristorazione più in generale. Tutto sempre visto dall’altra parte, quella dello chef.
(Errore mio di miopia: nel blog, per partito preso fin dall’inizio, non ho mai dato una ricetta. L’avessi capito allora, oggi probabilmente me ne starei a sorseggiare un long drink ghiacciato su qualche spiaccia tropicale, godendomi i frutti delle sponsorizzazioni di pasta, caffè e planetarie.)
Chi fosse interessato a Bistrot Chez Maurice trova qui la raccolta edita nel 2019 di quei post che mi valsero il primo premio di Squisito, nel 2007, come “miglior chef-blogger d’Italia”.
Quindi, rieccomi con un blog, stavolta rivolto ai miei (ed altrui) libri, al mondo del giornalismo, dell’editoria, in senso molto lato. Chi mi ama mi segua, gli altri vadano su Tik Tok.

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